Tutti i comuni sistemi di navigazione
veicolare così diffusi nei negozi a prezzi in continua erosione sono basati su
una raffinata tecnologia di radiolocalizzazione satellitare denominata GPS:
Global Positioning System. In estrema sintesi, il sistema GPS consente a un
utente dotato di apposita strumentazione di conoscere con ottima precisione la
propria posizione sulla superficie della Terra.
La strumentazione necessaria
all'utente per fruire del servizio è un ricevitore GPS (spesso si parla anche
di sensore GPS) che elabora i segnali ricevuti da alcuni dei satelliti su cui si
basa il sistema, ed effettua i calcoli necessari per desumerne la propria
posizione. L'informazione posizionale determinata dal ricevitore viene poi
resa disponibile al software applicativo per gli impieghi desiderati:
l'esempio più classico è ormai quello della navigazione veicolare.
Sfatiamo subito la leggenda metropolitana
secondo cui con il GPS i satelliti sanno dove ci troviamo, e quindi
l'uso di un ricevitore GPS sarebbe un rischio per la privacy. A differenza di
quanto avviene con i telefoni cellulari, con i quali, per la natura stessa della
rete, è presente e anzi sfruttata la possibilità di localizzare i terminali
purchè vengano tenuti accesi, con i GPS questo è impossibile.
Innanzitutto, la comunicazione
è unidirezionale: i sensori GPS non trasmettono segnali ai satelliti
(fra l'altro, non avrebbero nè una potenza nè un'antenna adatte per
farlo), ma funzionano solo come ricevitori.
Si potrebbe quindi pensare che siano i
satelliti a comunicare a ogni ricevitore in ascolto la sua posizione. Eppure non
sono i satelliti a dire al ricevitore qual è la sua posizione, perchè non la
conoscono; anzi, i satelliti non sono nemmeno a conoscenza dell'esistenza
stessa o del numero di ricevitori attivi. Ogni satellite
trasmette continuamente un unico segnale che è, quindi, identico per
tutti i ricevitori in ascolto. Devono essere i ricevitori, collocati in luoghi
diversi, a ricostruire le proprie rispettive posizioni sulla base dei segnali
ricevuti, che sono gli stessi per tutti.
è possibile fare ciò abbinando una
tecnica di elaborazione digitale dei segnali a un procedimento
di triangolazione. Innanzitutto, i segnali emessi da ciascun satellite
sono riconoscibili da quelli emessi dagli altri satelliti della costellazione.
Il ricevitore capta quindi impulsi che rileva come provenienti da punti distinti
dello spazio orbitale terrestre.
Nel segnale che emette ripetendolo
continuamente, ogni satellite include le seguenti informazioni
basilari: la propria identità; la propria posizione; l'ora esatta
rilevata con la massima precisione nel momento in cui il segnale viene emesso
dal satellite.
Se il ricevitore dispone anch'esso di un orologio precisissimo, dal confronto
fra l'ora di emissione del segnale e l'ora di ricezione esso potrà rilevare
il tempo (brevissimo, ma misurabile) che il segnale ha impiegato per percorrere
la distanza fra il satellite e il ricevitore stesso. Da questa misura, e tenendo
conto della velocità di propagazione delle onde radio, è possibile ricavare la
distanza che separa il ricevitore dal satellite che ha emesso il segnale.
Ripetendo questo calcolo per ognuno dei satelliti di cui sta captando i segnali,
il ricevitore riesce a farsi un'idea delle N distanze fra sè e gli N
satelliti in vista.
Poichè le onde radio si propagano in
aria a una velocità di circa 300.000 km/s, a titolo di esempio, se il
ricevitore è in grado di apprezzare ritardi di un milionesimo di secondo nei
segnali ricevuti potrà determinare la propria distanza dal satellite con
un'approssimazione di un terzo di chilometro (circa 300 metri). Per avere una
precisione metrica maggiore occorre avere una sensibilità al ritardo ancora
migliore.
Per quanto possa sembrare arduo, si
tratta di una prestazione largamente alla portata delle tecnologie attuali: un
chip digitale operante al clock di 1 MHz esegue calcoli, confronti, elaborazioni
un milione di volte al secondo e, com'è noto, sul mercato esistono chip con
un clock oltre 1.000 volte maggiore, superiore cioè a 1 GHz (un miliardo di
operazioni elementari al secondo).Se il ricevitore GPS è riuscito a determinare
la propria distanza da N satelliti in vista, allora si può effettuare una
normale triangolazione per risalire alla propria posizione.
Il principio è semplice: se un luogo L
si trova sulla superficie terrestre, conoscendo la sua distanza da tre punti A,
B e C le cui coordinate sono note, è possibile dedurre con semplici calcoli la
posizione di L. Se lo stesso si potesse fare nel caso del GPS, basterebbe
conoscere la propria distanza da 3 satelliti per risalire alla propria
posizione.
Tuttavia, per una localizzazione accurata
e comprensiva dell'altitudine, sono in realtà richiesti almeno 4 satelliti.
Questo per vari motivi fra cui, fondamentale, il problema della precisione
dell'orologio del ricevitore, che deve essere accurato quanto quello dei
satelliti, se si vuole poter fare un confronto preciso dei tempi per ottenere
stime precise delle distanze.
Poichè è naturalmente impensabile, per
ragioni di costo, di peso e di ingombro, che ogni ricevitore contenga un
orologio atomico, per ricostruire l'ora esatta a bordo del ricevitore occorre
dell'informazione temporale ridondante con la quale estrapolare l'ora nel
ricevitore. Proprio l'uso di un quarto satellite concorre a fornire tale
ridondanza.
Vedendo la questione da un punto di vista
più astratto, puramente matematico, il ricevitore deve risolvere un sistema di
4 incognite latitudine, longitudine, altitudine e tempo e per farlo gli
occorrono 4 equazioni: 3 non sono sufficienti. Occorre quindi ricevere il
segnale da almeno 4 satelliti.
In considerazione della frequenza su cui
i satelliti emettono i propri segnali, e della bassa intensità con la quale
questi arrivano a terra, per poter ricevere bene il segnale da un satellite è
quasi necessario che questo sia direttamente in vista, senza ostacoli che
possano interferire (costruzioni, montagne, perfino alberi fitti).
Per dare una ragionevole garanzia che si
possano sempre vedere almeno 4 satelliti da qualunque luogo, ne è stato posto
in orbita un numero sufficientemente alto avendo cura di distribuirne le
posizioni in modo uniforme. Da sottolineare che i satelliti GPS non sono
geostazionari (per poterlo essere dovrebbero orbitare a una distanza media di
36.000 km). Si tratta invece di satelliti a bassa quota, in continuo
movimento rispetto alla Terra.
La loro posizione rispetto a un
osservatore fisso cambia incessantemente, ed è questo il motivo per cui ogni
satellite, nei segnali che manda, deve innanzitutto includere informazioni sulla
propria posizione istantanea. In caso contrario, analizzando i segnali captati,
il ricevitore potrebbe sì stabilire la propria distanza dai satelliti, ma non
conoscendo la loro posizione non potrebbe effettuare la triangolazione per
desumere la propria.
Complessivamente, la costellazione di
satelliti GPS comprende 21 satelliti in servizio regolare più
3 satelliti di riserva. Sono distribuiti su 6 orbite ellittiche spaziate fra
loro di 60 e inclinate di 55 sul piano equatoriale; vi sono almeno tre
satelliti (equidistanti) su ogni orbita. Una rivoluzione completa richiede 12
ore, e la distanza media dalla Terra è di circa 20.000 km.
Questa disposizione dei satelliti
fornisce la garanzia geometrica che almeno 4 satelliti risultino sempre visibili
ad almeno 15 sopra l'orizzonte. Di fatto, risultano spesso visibili fra i 5
e gli 8 satelliti. Molto simili anche le costellazioni utilizzate dai sistemi
concorrenti del GPS, ossia il russo GLONASS (24
satelliti, probabilmente non tutti operativi, a una quota di 19.100 km) e
l'europeo GALILEO, che dovrebbe entrare
definitivamente in servizio nel 2008 (30 satelliti orbitanti a una quota di
24.000 km).
Come si è visto, tutto il sistema si
regge sull'estrema accuratezza con cui è conosciuta l'ora a bordo dei
satelliti e del ricevitore. Basti pensare che se uno degli orologi avesse un
errore di un millesimo di secondo, a causa della velocità di propagazione delle
onde radio questo basterebbe a provocare un errore di localizzazione di circa
297 km! Per evitare simili errori si è quindi fatto ricorso ai dispositivi più
precisi a nostra disposizione per misurare il tempo. A bordo di ogni satellite
in orbita sono stati infatti installati ben quattro orologi atomici (due al
rubidio e due al cesio), la cui sincronizzazione reciproca è periodicamente
verificata dal centro di controllo a terra.
Il
Differential GPS (DGPS)
Comprensibilmente preoccupato per motivi di sicurezza dalla eccessiva
precisione raggiungibile dal sistema GPS fin dal suo esordio, il Dipartimento
della Difesa americano previde un sistema di degradazione intenzionale della
precisione (Selective Availability) che consentisse ai ricevitori non
militari prestazioni ancora sufficienti per molte applicazioni di interesse
pratico, ma sensibilmente inferiori a quelle teoriche.
Dopo l'introduzione della Selective
Availability (SA), l'errore del sistema crebbe a livelli talmente alti da
stimolare la ricerca di soluzioni per compensarlo. Risultò presto chiaro che ciò
sarebbe stato possibile con uno schema ingegnoso, detto GPS differenziale (DGPS),
che richiede l'uso di almeno 2 ricevitori GPS, uno, F, posizionato stabilmente
in località fissa L con coordinate note, l'altro, M, mobile, da usare
normalmente in una generica posizione P.
Se i due ricevitori non sono troppo
lontani l'uno dall'altro, essi si troveranno più o meno nelle stesse
condizioni atmosferiche, vedranno gli stessi satelliti e riceveranno gli stessi
segnali. Entrambi, quindi, potranno effettuare i consueti calcoli sulla base dei
segnali ricevuti e determinare la propria posizione, inquinata
dall'errore E dovuto alla SA.
Se consideriamo in prima approssimazione
che questo errore E sia uguale per entrambi i ricevitori, possiamo sfruttare
questa circostanza per correggere l'errore del secondo ricevitore. Infatti, la
posizione data dal GPS F è pari alle coordinate reali L più l'errore
E. Ma le coordinate di L, come detto, sono note. Quindi, sottraendole alla
lettura del GPS F, si ottiene per differenza proprio l'errore E. A questo
punto, se F comunica l'errore E al secondo GPS M, quest'ultimo dovrà
semplicemente sottrarre E dalla propria lettura per ottenere la propria
posizione esatta, al netto dell'inquinamento dato dalla SA!
Si noti che questo schema può servire
non solo a compensare la SA (che, peraltro, dal maggio 2000 è stata
definitivamente disattivata), ma anche gli altri errori naturali del sistema:
non si tratta quindi di un trucco illegale per pirati, ma di un
intelligente metodo generale per migliorare la precisione del GPS. E infatti
oggi è ufficialmente sfruttato da diversi sistemi che in tutto il mondo sono
stati sviluppati per migliorare la precisione nei porti, negli aeroporti e così
via.
I segnali DGPS possono essere trasmessi
da stazioni a terra, o meglio ancora da satellite, sulle stesse frequenze dei
satelliti GPS: questa seconda soluzione è quella che garantisce la copertura
geografica più ampia.
I principali sistemi satellitari che
implementano il concetto del GPS differenziale (D-GPS) sono l'americano WAAS
(Wide Area Augmentation System), in servizio dal luglio 2003, e l'europeo EGNOS
(European Geostationary Navigation Overlay Service), entrato in fase finale di
test. Anche il Giappone sta sviluppando un suo sistema assai simile: è
denominato MSAS.
Questi sistemi differiscono dal GPS in
quanto coprono solo certe aree ben precise (il Nord America per WAAS, l'Europa
per EGNOS, il Giappone per MSAS) usando un piccolo numero di satelliti
geostazionari (in genere due o tre), anzichè un gran numero di satelliti in
orbita bassa.
Tali satelliti trasmettono i dati per la
correzione sulle stesse frequenze dei satelliti GPS, e per questo possono essere
captati dagli stessi ricevitori GPS senza che siano necessarie modifiche
hardware alla sezione radio. Occorre solo che il software del ricevitore sia
predisposto per interpretarli. Il costo industriale per produrre ricevitori che
supportino il DGPS è quindi minimo.
Grazie ai segnali correttivi DGPS, che
vengono ricevuti insieme ai segnali GPS, il ricevitore non deve fare altro che
sottrarre l'errore alle coordinate determinate in base alle informazioni GPS,
per ottenere una stima precisissima della posizione: la precisione orizzontale e
verticale ottenibile con sistemi DGPS è talmente alta da risultare sufficiente,
in caso di necessità, per supportare sistemi di atterraggio strumentale negli
aeroporti.